Frankenstein frase finale: significato e ultime parole della Creatura
La frase finale diFrankensteinè uno dei passaggi più malinconici del romanzo diMary Shelley. Dopo la morte di Victor e la confessione della Creatura, la storia non termina con uno scontro decisivo, ma con una figura che si allontana lentamente tra i ghiacci e scompare nell’oscurità.
La conclusione riunisce i conflitti sviluppati nell’intera opera: l’ambizione di Victor, l’abbandono della Creatura, la vendetta, il rimorso e la distruzione reciproca. Le ultime parole non stabiliscono un vincitore, perché creatore e creatura arrivano entrambi alla fine privati degli affetti, dello scopo e del futuro.
Per comprendere questo passaggio bisogna distinguere tra l’ultima dichiarazione pronunciata dalla Creatura e la frase narrativa che chiude materialmente il romanzo. Una visione complessiva della vicenda, dei personaggi, dei temi e dei conflitti più importanti è disponibile nell’articolo centraleFrankenstein: trama, analisi, temi e personaggi.
Qual è la frase finale di Frankenstein?
La frase finale vera e propria non è pronunciata dalla Creatura. Dopo il suo lungo discorso, Walton racconta che l’essere salta dalla finestra della cabina, raggiunge una lastra di ghiaccio e viene trasportato dalle onde, fino a perdersi nell’oscurità e nella distanza dell’immenso ambiente artico.

Nel testo inglese, il romanzo termina con le parole «lost in darkness and distance». In italiano possono essere rese in modi leggermente diversi secondo la traduzione, ma l’immagine rimane la stessa: Walton osserva la Creatura allontanarsi finché non riesce più a distinguerla tra i ghiacci.
Questa distinzione è importante perché la conclusione non coincide con una massima pronunciata da un personaggio. Mary Shelley affida l’ultima immagine allo sguardo di Walton, unico testimone sopravvissuto, e chiude la storia con una scomparsa osservata dall’esterno, non con una morte direttamente mostrata e confermata.
Quali sono le ultime parole della Creatura?
Prima di lasciare la nave, la Creatura pronuncia un lungo discorso davanti al corpo di Victor. Ammette i propri delitti, descrive il rimorso che la tormenta e annuncia di voler raggiungere l’estremo Nord, costruire una pira e distruggere il proprio corpo, affinché nessuno possa crearne un altro.
Tra le sue parole compare la dichiarazione «He is dead who called me into being», traducibile come «È morto colui che mi ha dato la vita». È una frase centrale, ma non è l’ultima del romanzo: appartiene alla confessione pronunciata prima dell’addio e della successiva scomparsa.
Le ultime parole dirette della Creatura sono invece un addio. Annuncia che le proprie sofferenze finiranno con la morte e immagina le ceneri disperse dal vento sul mare. Altri passaggi decisivi e altre dichiarazioni del romanzo sono raccolti inFrankenstein: frasi e citazioni più significative.
Come finisce Frankenstein?
Nella parte conclusiva Victor insegue la Creatura attraverso regioni sempre più remote, convinto che distruggerla sia l’unico scopo rimasto. Viene soccorso dalla nave di Robert Walton, al quale racconta l’intera vicenda e affida il compito di proseguire la caccia qualora lui non riesca a sopravvivere.
Victor muore poco dopo, senza riuscire a eliminare l’essere che ha creato. Quando Walton entra nella cabina, trova la Creatura china sul corpo del suo creatore. La scena interrompe la logica dell’inseguimento: non c’è alcun trionfo finale, ma dolore, rimorso e consapevolezza della distruzione compiuta.
La Creatura annuncia infine la propria morte e abbandona la nave, mentre Walton può soltanto seguirla con lo sguardo. Tutta la successione degli ultimi avvenimenti è approfondita inCome si conclude Frankenstein: spiegazione del finale, dedicato alla morte di Victor e alla decisione della Creatura.
Qual è il dialogo finale di Frankenstein?
Il dialogo finale avviene tra Walton e la Creatura, non tra Victor e l’essere che ha creato. Victor è già morto e non può rispondere. Walton ascolta quindi una confessione pronunciata davanti al corpo del creatore, nella quale dolore, giustificazione e assunzione di colpa rimangono continuamente intrecciati.

La Creatura riconosce di aver ucciso persone innocenti e non cerca di presentarsi come priva di responsabilità. Allo stesso tempo ricorda l’abbandono iniziale, il rifiuto degli uomini e l’odio di Victor. La confessione non cancella i delitti, ma ricostruisce il percorso che li ha preceduti.
Walton prova insieme orrore e compassione. Non assolve la Creatura, ma comprende che davanti a lui non si trova un vincitore soddisfatto. L’essere ha ottenuto la morte di Victor e scopre che la vendetta non gli restituisce affetto, identità o appartenenza, lasciandogli soltanto una solitudine definitiva.
Il significato della frase finale di Frankenstein
La frase finale rappresenta anzitutto la scomparsa della Creatura dal mondo degli uomini. L’essere non ha mai ricevuto un nome, una famiglia o un posto nella società e termina il proprio percorso diventando nuovamente irraggiungibile. L’oscurità completa così l’isolamento iniziato immediatamente dopo la sua nascita.
L’immagine chiude anche il rapporto tra creatore e creatura. Victor è morto e la Creatura annuncia di volerlo seguire nella morte, perché l’intera identità di entrambi si è costruita attraverso il conflitto reciproco. Quando uno scompare, anche l’altro perde lo scopo che aveva guidato le sue azioni.
Il finale sviluppa inoltre il tema della responsabilità. Victor ha creato la vita senza prendersene cura; la Creatura ha trasformato il dolore in vendetta. La conclusione non assolve nessuno dei due, ma mostra il risultato di due responsabilità diverse che si alimentano fino alla distruzione completa.
Il finale di Frankenstein è aperto?
Il finale rimane parzialmente aperto perché Walton non assiste alla morte della Creatura. L’essere dichiara di volersi bruciare su una pira, ma il romanzo termina mentre viene trascinato lontano dalle onde. Il progetto è esplicito; la sua realizzazione, invece, non viene mostrata direttamente al lettore.
Questa apertura non suggerisce necessariamente un possibile ritorno. Serve soprattutto a mantenere la Creatura fuori da una conclusione semplice, nella quale il mostro viene sconfitto e l’ordine viene ristabilito. Mary Shelley lascia invece un’ultima immagine di distanza, incertezza e impossibilità di recuperare ciò che è accaduto.
Anche Walton conclude il proprio percorso senza ottenere la gloria desiderata. Dopo aver ascoltato Victor e affrontato la rivolta dell’equipaggio, sceglie infine di tornare indietro. La sua rinuncia mostra che l’avvertimento può ancora essere accolto, diversamente da quanto accade invece al creatore e alla Creatura.
Conclusione
La frase finale diFrankensteinnon chiude soltanto una vicenda horror gotica. Conclude una tragedia costruita sull’incapacità di riconoscere un legame e assumerne le conseguenze. Victor rifiuta la Creatura, mentre la Creatura risponde al rifiuto trasformando il bisogno di affetto in una vendetta sempre più distruttiva.
Nell’ultima scena non resta alcuna vittoria. Victor muore senza riparare il danno compiuto, la Creatura sopravvive soltanto per annunciare la propria distruzione e Walton torna verso casa rinunciando all’impresa. Ogni personaggio deve infine confrontarsi con il limite che aveva cercato ostinatamente di ignorare oppure superare.
La figura che scompare tra oscurità e distanza mantiene quindi tutta l’ambiguità del romanzo. È insieme colpevole e vittima, essere umano e mostro, risultato di una creazione e autore di nuove distruzioni.Mary Shelleychiude senza semplificare e lascia al lettore il peso del giudizio finale.
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Simona– Editrice e Direttrice creativa di –scrittissimo.com– e di –9 RIGHE di parole & colori
