I viaggi di Gulliver parte 3: riassunto finale di Lilliput

By |Maggio 29, 2026

I viaggi di Gulliver parte 3conclude la prima grande avventura raccontata daJonathan Swift. Dopo il naufragio, la prigionia, la liberazione e il coinvolgimento nella guerra tra Lilliput e Blefuscu, il protagonista entra nella fase più pericolosa della sua permanenza.

In questa parte, il racconto cambia tono. L’uomo-montagna non è più soltanto una creatura straordinaria osservata con curiosità, né solo un alleato utile al sovrano. Diventa una presenza scomoda, troppo potente per essere ignorata e troppo autonoma per essere controllata davvero.

Swift mostra così il lato più oscuro della politica lillipuziana. Le accuse, gli intrighi di corte e le decisioni prese in segreto rivelano un mondo dominato dalla paura, dall’invidia e dal calcolo. Il protagonista ha servito Lilliput, ma questo non basta a proteggerlo.

Questo terzo articolo riassume i capitoli 6, 7 e 8 della prima avventura deI viaggi di Gulliver, fino alla fuga da Blefuscu e al ritorno in Inghilterra.


Nellaseconda parte, Gulliver ottiene la libertà dopo aver accettato alcune condizioni imposte dal sovrano di Lilliput. Visita la capitale Milendo, scopre le rivalità tra i tacchi alti e i tacchi bassi e viene coinvolto nel conflitto contro Blefuscu.

Il momento decisivo arriva quando riesce a trascinare via la flotta nemica, impedendo l’invasione di Lilliput. Per questa impresa riceve il titolo di Nardac, la più alta onorificenza del regno.

Il rapporto con il sovrano però si incrina quando Gulliver rifiuta di sottomettere completamente Blefuscu. Poco dopo, durante un incendio al palazzo reale, salva l’edificio spegnendo le fiamme in modo umiliante per l’imperatrice. Da quel momento aumentano i sospetti e le ostilità contro di lui.


Il sesto capitolo interrompe in parte l’azione principale e si concentra sugli usi e costumi dei Lillipuziani. Il narratore spiega prima di tutto che tutto, nel regno di Lilliput, è proporzionato alle dimensioni dei suoi abitanti. Gli uomini sono alti poco meno di sei pollici e anche animali, piante, insetti e oggetti seguono la stessa scala ridotta. Questo dettaglio rende il mondo lillipuziano coerente, quasi come se fosse una società completa in miniatura.

Una delle usanze più particolari riguarda la scrittura. I Lillipuziani non scrivono né da destra verso sinistra, né da sinistra verso destra, né dall’alto verso il basso. Scrivono invece in diagonale, da un angolo all’altro del foglio. È un dettaglio bizzarro, ma serve a rafforzare l’idea di una civiltà diversa da quella europea.

Anche il culto dei morti è insolito. I defunti vengono sepolti con la testa rivolta verso il basso, perché i Lillipuziani credono che un giorno la Terra si capovolgerà e i morti risorgeranno già in piedi. Gli uomini più colti del paese considerano questa credenza assurda, ma l’usanza continua a essere rispettata perché molto antica. A Lilliput i delitti vengono puniti severamente, ma anche le false accuse sono trattate con estrema durezza. Se una persona accusata riesce a dimostrare la propria innocenza, l’accusatore viene punito e i suoi beni vengono usati per risarcire la vittima.

L’inganno è considerato più grave del furto. Secondo i Lillipuziani, un uomo può difendersi abbastanza bene dai ladri, ma è molto più difficile proteggersi dalla malafede e dalla menzogna. Questa idea è uno dei punti più interessanti del capitolo, perché mostra una società che mette al centro la fiducia pubblica. Un altro aspetto importante riguarda il premio per chi rispetta le leggi. Chi dimostra di essersi comportato correttamente per un lungo periodo ottiene privilegi e un titolo d’onore. La giustizia, infatti, non è rappresentata solo come punizione, ma anche come riconoscimento del buon comportamento.

Il narratore osserva anche il modo in cui vengono assegnate le cariche pubbliche. In teoria, a Lilliput l’onestà dovrebbe contare più dell’intelligenza. Secondo questa visione, chi amministra lo Stato deve possedere lealtà, giustizia, moderazione e buon senso. Un uomo brillante ma privo di virtù morali viene considerato pericoloso.

A Lilliput, quasi tutti i figli vengono mandati in scuole pubbliche, diverse a seconda della classe sociale e del sesso. I ragazzi vengono educati all’onore, alla giustizia, al coraggio, alla modestia, alla religione e al servizio verso il paese. Le visite dei genitori sono molto limitate e controllate. I Lillipuziani ritengono che l’educazione debba formare cittadini disciplinati, non figli troppo dipendenti dall’affetto familiare.

La parte finale del capitolo riporta l’attenzione su Gulliver. Il narratore racconta come i Lillipuziani riescano a cucire vestiti, preparare pasti e organizzare servizi adatti alla sua grandezza. Nonostante le dimensioni minuscole, dimostrano precisione e capacità tecnica notevoli.

Durante un pranzo con l’imperatore, l’imperatrice e i principi, compare anche il gran tesoriere Flimnap. Quest’ultimo è ostile a Gulliver e sostiene che mantenerlo costi troppo al regno. La sua accusa economica nasconde però anche motivi personali e politici. Da qui l’inimicizia contro l’uomo-montagna diventa sempre più pericolosa.


Il conflitto raggiunge il punto più grave. Gulliver scopre che a corte si sta preparando un’accusa contro di lui. Un uomo legato agli ambienti del potere si presenta in segreto e gli rivela che il consiglio ha discusso più volte una decisione molto dura nei suoi confronti.

Il principale nemico di Gulliver è Skyresh Bolgolam, l’ammiraglio di Lilliput. Fin dall’inizio lo ha guardato con diffidenza, ma il suo odio è cresciuto dopo la vittoria contro la flotta di Blefuscu. L’impresa dell’uomo-montagna ha oscurato la sua gloria militare e lo ha reso ancora più ostile.

A Bolgolam si unisce Flimnap, il tesoriere. Insieme ad altri dignitari, i due preparano un atto di accusa contro Quinbus Flestrin, cioè l’uomo-montagna. Le accuse trasformano alcuni dei suoi gesti più importanti in veri e propri crimini contro il sovrano.

Il primo capo d’accusa riguarda l’incendio al palazzo reale. Gulliver ha salvato l’edificio, ma lo ha fatto urinando all’interno della cinta del palazzo. Per la legge di Lilliput, questo gesto è considerato un’offesa gravissima, anche se ha impedito la distruzione degli appartamenti imperiali.

Il secondo capo d’accusa riguarda Blefuscu. Gulliver viene accusato di non aver obbedito all’imperatore, perché si è rifiutato di conquistare l’isola nemica e trasformarla in una provincia di Lilliput. La sua scelta morale viene quindi letta come disobbedienza politica.

Il terzo capo d’accusa riguarda gli ambasciatori di Blefuscu. Gulliver li ha accolti con cortesia dopo la proposta di pace, ma i suoi nemici sostengono che abbia aiutato e confortato rappresentanti di un paese ancora considerato ostile.

Il quarto capo d’accusa riguarda la sua intenzione di visitare Blefuscu. Secondo i suoi accusatori, questo viaggio dimostrerebbe il desiderio di aiutare il re nemico. In realtà, Gulliver vuole solo rispettare l’invito ricevuto e mantenere rapporti pacifici, ma la corte interpreta il gesto nel modo peggiore.

L’uomo misterioso rivela anche le pene discusse dal consiglio. Alcuni vorrebbero uccidere Gulliver in modo crudele, incendiando la sua casa, colpendolo con frecce avvelenate o usando veleni contro di lui. Altri propongono una punizione apparentemente più moderata, ma comunque terribile: accecarlo.

Il sovrano sembra contrario all’esecuzione immediata, ma accetta l’idea di punirlo. Il piano finale è ancora più subdolo: prima accecarlo ufficialmente, poi ridurre poco alla volta le sue razioni di cibo fino a farlo morire di fame. In questo modo la corte potrebbe liberarsi di lui senza affrontarlo apertamente.

Gulliver capisce di non potersi difendere davvero. Ha già visto come funzionano certi processi e sa che i giudici seguono le indicazioni dei potenti. Potrebbe distruggere la capitale con la forza, ma non vuole farlo. Il giuramento prestato, i favori ricevuti e il rispetto per gli innocenti lo trattengono.

Decide quindi di fuggire senza usare violenza. Scrive al ciambellano annunciando che partirà subito per Blefuscu. Senza aspettare risposta, raggiunge la costa, prende un grande vascello e lo trascina fino al porto del regno vicino. Lì viene accolto con rispetto dalla corte di Blefuscu.

Davanti al sovrano di Blefuscu, Gulliver non racconta subito la condanna preparata contro di lui. Spiega di essere arrivato con il permesso dell’imperatore di Lilliput e di voler rendere visita alla corte, come promesso. Il re e la regina lo ricevono con gentilezza, ma il paese non possiede strutture adatte a ospitare un uomo delle sue dimensioni. Per questo Gulliver deve dormire ancora una volta all’aperto.


Dopo pochi giorni a Blefuscu, Gulliver trova l’occasione per lasciare definitivamente il mondo di Lilliput e tentare il ritorno verso l’Inghilterra.

Passeggiando sulla spiaggia, vede in mare una scialuppa rovesciata. Capisce subito che potrebbe usarla per riprendere il viaggio. Chiede quindi al re di Blefuscu l’aiuto di marinai, vascelli e artigiani per trascinare l’imbarcazione a riva e renderla adatta alla navigazione.

Gulliver a bordo di una scialuppa mentre lascia Blefuscu e si dirige verso il mare aperto al tramonto. I viaggi di Gulliver parte 3

Il sovrano di Blefuscu inizialmente mostra qualche esitazione, ma alla fine accetta di aiutarlo. Per Gulliver, quella scialuppa rappresenta una possibilità concreta di salvezza. Restare a Blefuscu potrebbe infatti creare nuovi problemi diplomatici tra i due regni, mentre tornare a Lilliput significherebbe consegnarsi ai suoi nemici.

Poco dopo arriva a Blefuscu un ministro di Lilliput con una copia dell’atto d’accusa. L’imperatore chiede che Gulliver torni entro due giorni, venga privato del titolo di Nardac e sia consegnato legato per ricevere la punizione prevista. Il re di Blefuscu rifiuta però la richiesta.

Il sovrano di Blefuscu risponde che Gulliver ha contribuito alla pace tra i due paesi e che non intende consegnarlo. Aggiunge anche che l’uomo-montagna ha trovato un’imbarcazione capace di riportarlo in mare, e che presto entrambi i regni saranno liberati da una presenza troppo ingombrante.

Il re offre comunque a Gulliver la sua protezione, nel caso voglia restare al suo servizio. Il protagonista però preferisce partire. Non vuole diventare la causa di nuove tensioni tra Lilliput e Blefuscu, né restare dipendente da un altro sovrano. Sceglie quindi il rischio del mare.

Gli artigiani di Blefuscu preparano la scialuppa. Costruiscono vele, remi, alberi e un giaciglio adatto. Dopo circa un mese, Gulliver è pronto a partire. Prima di lasciarlo andare, il re gli dona cibo, acqua, monete, un proprio ritratto e alcuni piccoli animali da portare con sé.

Il 24 settembre 1701 Gulliver lascia Blefuscu. Naviga per alcune ore, raggiunge un’isoletta disabitata e si ferma a riposare. Il giorno seguente riprende la rotta, sperando di incontrare qualche nave o di raggiungere una zona più conosciuta.

Il 26 settembre scorge finalmente un bastimento inglese. Prima di salire a bordo, nasconde nelle tasche gli animali e gli oggetti portati da Blefuscu, per conservarli come prova del suo racconto. La nave è un mercantile inglese di ritorno dal Giappone, comandato dal capitano John Biddel.

A bordo, Gulliver racconta di provenire da un paese abitato da uomini minuscoli. Il suo racconto sembra incredibile, ma gli oggetti e gli animali che mostra aiutano a dimostrare la verità della sua avventura. Il capitano lo accoglie e lo riporta verso casa.

Il 13 aprile 1702 il vascello arriva in Inghilterra. Gulliver torna dalla sua famiglia e per un breve periodo resta nel suo paese. Guadagna anche denaro mostrando i piccoli animali portati da Blefuscu, ma la sua permanenza sulla terraferma dura poco.

Dopo soli due mesi, il desiderio di viaggiare torna più forte di prima. Gulliver sistema la moglie in una casa a Redriff, lascia denaro sufficiente alla famiglia e si prepara a partire di nuovo. Si imbarca quindi sul vascello Adventure, comandato dal capitano John Nicholas.

Con questa partenza si chiude la prima avventura. Il viaggio a Lilliput è finito, ma la vita di Gulliver resta legata al mare. La conclusione non porta a una vera stabilità: il ritorno a casa è solo una pausa prima di un nuovo viaggio.


Questa terza parte è importante perché mostra il rovesciamento completo della posizione di Gulliver. Nella seconda parte era diventato un eroe per Lilliput. Ora invece diventa un nemico interno, accusato proprio da coloro che avevano beneficiato del suo aiuto.

Swift mette in evidenza l’instabilità del potere politico. Il favore del sovrano e gli onori pubblici non proteggono davvero chi diventa scomodo. Basta un rifiuto, un gesto interpretato male o l’invidia di alcuni funzionari perché un benefattore venga trasformato in traditore.

Il capitolo sulle usanze di Lilliput aggiunge un altro elemento interessante. Alcune leggi sembrano più giuste di quelle europee, soprattutto quando premiano l’onestà e puniscono la falsa accusa. Però la vicenda dimostra che anche una società con buoni principi può essere corrotta da ambizione, paura e intrighi.

Il finale conferma anche un limite del protagonista. Gulliver osserva, giudica e spesso agisce con buon senso, ma non riesce a cambiare davvero il sistema in cui si trova. Può salvare una flotta, spegnere un incendio e trattare con due sovrani, ma alla fine deve fuggire.


La prima avventura deI viaggi di Gulliversi chiude con il ritorno in Inghilterra, ma non con una vera chiusura interiore. Gulliver rientra a casa, ritrova la famiglia e ottiene anche un guadagno dalla sua esperienza, ma non riesce a fermarsi.

Il viaggio a Lilliput gli ha mostrato un mondo minuscolo, eppure pieno degli stessi difetti del mondo europeo: rivalità politiche, guerre assurde, accuse costruite, ambizione personale e ipocrisia di corte.

Proprio per questo Lilliput non è solo un luogo fantastico. È una lente satirica. Riducendo le dimensioni degli uomini, Swift ingrandisce i loro difetti. Il risultato è un racconto avventuroso, ma anche una critica lucida al potere e alla fragilità della ragione politica.

I viaggi di Gulliver parte 3conclude quindi la storia di Lilliput con una fuga, non con una vittoria. Gulliver sopravvive, torna in patria e riparte. Ma il lettore ha ormai visto abbastanza per capire che il mondo piccolo di Lilliput assomiglia molto al mondo grande degli uomini.



Nota finale

Questa terza parte funziona perché chiude l’avventura senza renderla rassicurante. Gulliver non viene sconfitto, ma nemmeno trionfa davvero. Si salva perché sceglie di andarsene.

È una conclusione coerente con la satira di Swift. Quando un sistema politico è dominato da sospetti, vanità e piccole vendette, anche un gigante può diventare fragile.